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Antigone

Prosa teatrale contemporanea
Antigone non è un'eroina classica: è una ragazza con la kefiah e la poesia nello zaino, che scava nella terra con le mani e con i denti perché nessun decreto può cancellare il diritto di un fratello a essere pianto. Creonte non è un tiranno da tragedia: è un Primo Ministro della Sicurezza che parla il linguaggio delle conferenze stampa e giustifica il massacro con la retorica della difesa. Ismene non è la sorella debole: è la sopravvissuta, colei che porta su di sé il peso di tutte le guerre – da Gaza a Srebrenica, da Mariupol a Bucha – e che diventa voce collettiva, corpo della memoria universale. Lo spazio scenico è un vuoto politico: palco nudo, polvere, un podio da conferenza che diventa altare e patibolo. La partitura fisica della morte di Antigone – dieci minuti di rito silenzioso – è costruita come una liturgia laica dove ogni gesto sostituisce la parola. Il drone non è un effetto sonoro: è il quinto personaggio, un ronzio che vibra nello stomaco del pubblico.

Scritto da Antonio Roma
Regia di Antonio Roma
Con Alessandro Carfagna, Fabrizio Bruno, Sara Santucci, Vera Clemente
Audio, luci e musiche originali di Filippo Borgia

Scorpi di più

BAntigone

Prosa teatrale contemporanea
Antigone non è un'eroina classica: è una ragazza con la kefiah e la poesia nello zaino, che scava nella terra con le mani e con i denti perché nessun decreto può cancellare il diritto di un fratello a essere pianto. Creonte non è un tiranno da tragedia: è un Primo Ministro della Sicurezza che parla il linguaggio delle conferenze stampa e giustifica il massacro con la retorica della difesa. Ismene non è la sorella debole: è la sopravvissuta, colei che porta su di sé il peso di tutte le guerre – da Gaza a Srebrenica, da Mariupol a Bucha – e che diventa voce collettiva, corpo della memoria universale. Lo spazio scenico è un vuoto politico: palco nudo, polvere, un podio da conferenza che diventa altare e patibolo. La partitura fisica della morte di Antigone – dieci minuti di rito silenzioso – è costruita come una liturgia laica dove ogni gesto sostituisce la parola. Il drone non è un effetto sonoro: è il quinto personaggio, un ronzio che vibra nello stomaco del pubblico.

Scritto da Antonio Roma
Regia di Antonio Roma
Con Alessandro Carfagna, Fabrizio Bruno, Sara Santucci, Vera Clemente
Audio, luci e musiche originali di Filippo Borgia

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CAntigone

Prosa teatrale contemporanea
Antigone non è un'eroina classica: è una ragazza con la kefiah e la poesia nello zaino, che scava nella terra con le mani e con i denti perché nessun decreto può cancellare il diritto di un fratello a essere pianto. Creonte non è un tiranno da tragedia: è un Primo Ministro della Sicurezza che parla il linguaggio delle conferenze stampa e giustifica il massacro con la retorica della difesa. Ismene non è la sorella debole: è la sopravvissuta, colei che porta su di sé il peso di tutte le guerre – da Gaza a Srebrenica, da Mariupol a Bucha – e che diventa voce collettiva, corpo della memoria universale. Lo spazio scenico è un vuoto politico: palco nudo, polvere, un podio da conferenza che diventa altare e patibolo. La partitura fisica della morte di Antigone – dieci minuti di rito silenzioso – è costruita come una liturgia laica dove ogni gesto sostituisce la parola. Il drone non è un effetto sonoro: è il quinto personaggio, un ronzio che vibra nello stomaco del pubblico.

Scritto da Antonio Roma
Regia di Antonio Roma
Con Alessandro Carfagna, Fabrizio Bruno, Sara Santucci, Vera Clemente
Audio, luci e musiche originali di Filippo Borgia

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DAntigone

Prosa teatrale contemporanea
Antigone non è un'eroina classica: è una ragazza con la kefiah e la poesia nello zaino, che scava nella terra con le mani e con i denti perché nessun decreto può cancellare il diritto di un fratello a essere pianto. Creonte non è un tiranno da tragedia: è un Primo Ministro della Sicurezza che parla il linguaggio delle conferenze stampa e giustifica il massacro con la retorica della difesa. Ismene non è la sorella debole: è la sopravvissuta, colei che porta su di sé il peso di tutte le guerre – da Gaza a Srebrenica, da Mariupol a Bucha – e che diventa voce collettiva, corpo della memoria universale. Lo spazio scenico è un vuoto politico: palco nudo, polvere, un podio da conferenza che diventa altare e patibolo. La partitura fisica della morte di Antigone – dieci minuti di rito silenzioso – è costruita come una liturgia laica dove ogni gesto sostituisce la parola. Il drone non è un effetto sonoro: è il quinto personaggio, un ronzio che vibra nello stomaco del pubblico.

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