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10/2026
Il Loop è un piccolo ristorante milanese con vinili, una cucina di madre e uno sgabello sempre occupato da qualcuno che non ha ancora deciso se andarsene. In una sera – e poi un’altra – sette persone si muovono attorno allo stesso tavolo: un proprietario che tiene in piedi il locale a forza di caffè e orgoglio, un regista che non riesce a girare il suo film, una cuoca che cucina mentre il corpo smette di obbedirle, una ragazza che studia lingue straniere e parla tutte tranne quella del proprio cuore. E poi uno scrittore reduce dalla leucemia, una cameriera che scappa da un uomo violento con un biglietto e una valigia, un’architetta che vuole trasformare un capannone in un posto dove esistere. Tra un piatto e un bicchiere, sette urgenze si incrociano e si sfiorano – l’amore che non si dichiara, il cancro che non si nomina, la fuga che non si compie – in un dramma corale sull’attesa come forma di vita e sulla scelta di restare come unico atto di coraggio disponibile.
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11/2026
Una giovane donna del Sud Italia, prima docente ordinaria di Antropologia nella sua università, inaugura la cattedra con una lezione che è insieme atto accademico, politico e poetico. Sola davanti a un’aula gremita, intreccia il rigore della disciplina con la memoria della madre – contadina, analfabeta, custode di un sapere corporeo e rituale che nessun manuale ha mai codificato – e con la propria biografia di figlia migrata, tornata, sopravvissuta allo sradicamento. Attraverso la terra, il lutto, il dialetto, il pane e le mani, la lezione diventa un viaggio nella storia collettiva delle donne e del Mezzogiorno: corpi usati, voci cancellate, intelligenze negate da secoli di dominio economico e simbolico. Il conflitto esplode tra l’esigenza di legittimazione dentro un’istituzione che ha storicamente escluso chi viene dal margine e il rifiuto di rinunciare alla lingua emotiva, alla rabbia, alla tenerezza come strumenti di conoscenza.
Apice è un manifesto sulla giustizia del sentire: studiare l’umano per restare umani, anche dentro il disumano – un atto di restituzione in cui la cattedra diventa soglia e la scienza si fa carne.
12/2026
Antigone non è un’eroina classica: è una ragazza con la kefiah e la poesia nello zaino, che scava nella terra con le mani e con i denti perché nessun decreto può cancellare il diritto di un fratello a essere pianto. Creonte non è un tiranno da tragedia: è un Primo Ministro della Sicurezza che parla il linguaggio delle conferenze stampa e giustifica il massacro con la retorica della difesa. Ismene non è la sorella debole: è la sopravvissuta, colei che porta su di sé il peso di tutte le guerre – da Gaza a Srebrenica, da Mariupol a Bucha – e che diventa voce collettiva, corpo della memoria universale. Lo spazio scenico è un vuoto politico: palco nudo, polvere, un podio da conferenza che diventa altare e patibolo. La partitura fisica della morte di Antigone – dieci minuti di rito silenzioso – è costruita come una liturgia laica dove ogni gesto sostituisce la parola. Il drone non è un effetto sonoro: è il quinto personaggio, un ronzio che vibra nello stomaco del pubblico. Antigone è il quinto capitolo delle Storie di terra arsa e ne rappresenta la deflagrazione: il corpo contro lo Stato, la pietà contro la legge, il gesto sacro della sepoltura contro la macchina della propaganda.
01/2027
Requiem per la Repubblica è liberamente ispirato ad alcuni dei grandi testi sulla caduta di Roma e li intreccia in un’unica tragedia sulla fine della Repubblica e sulla morte della libertà: una stagione di congiure e di tirannicidi, e gli uomini che hanno provato a opporsi alla Storia pagandone il prezzo.
Per Rise Up il teatro non consola: testimonia. Questi uomini non vengono assolti né celebrati: vengono guardati nel momento della loro sconfitta, mentre la Storia li travolge. È un teatro civile e politico che parla all’oggi attraverso il passato: cosa resta della libertà quando il potere si corrompe, e qual è il prezzo di chi prova a opporsi. Restare umani, anche dentro la rovina.
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02/2027
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03/2027
Settantadue ore nell’attico di un regista milanese che ha attraversato un cancro, un matrimonio in agonia e una fame che non sa più chiamare amore. Cinque corpi – il regista, la moglie, l’amante, l’attore giovane, la ragazza – si cercano, si spiano, si feriscono, si scoprono in un soggiorno che diventa confessionale, ring e camera da letto. Il desiderio è sempre proiezione: silhouette intraviste attraverso un telo, camicie rubate e annusate, baci che non si sa se siano veri o solo prove generali. Corpi è un dramma sulla carne come ultimo documento di verità – su ciò che il corpo ricorda quando la parola ha smesso di funzionare – e sull’impossibilità di separare arte e desiderio, regia e controllo, amore e archivio.
16
04/2027
Sarajevo, 5 febbraio 1994. L’assedio dura da più di due anni. In una hall dell’Holiday Inn sventrato, quattro testimoni – una giornalista italiana, un fotoreporter, un corrispondente americano e un’attrice di teatro locale – si ritrovano dopo il massacro di Markale. Ognuno porta con sé una guerra precedente: il Vietnam, gli anni di piombo, la perdita di un fratello, un debutto in scena durante i bombardamenti. Nell’attesa del mezzo secondo tra un colpo e l’altro, le loro storie si aprono e si cercano, mentre fuori la città continua a morire e dentro qualcuno decide, forse, di restare vivo. Sarajevo è un atto unico sulla testimonianza come atto d’amore, sul corpo che ricorda ciò che il silenzio vuole cancellare, e sulla fragilità di chi sceglie di guardare quando sarebbe più facile voltarsi dall’altra parte.
05/2027
Siamo in un futuro non troppo lontano in cui tutto è gestito dalla tecnologia e gli esseri umani non si ricordano cosa siano le emozioni.
Uno scienziato, il Dr. Ops, una mattina si sveglia afflitto da un malessere misterioso. Si rivolge alla sua A.I., Rachel, descrivendole i sintomi per saperne di più. Attraverso analisi, teorie e formule scopre che la sua malattia è qualcosa di antico e dimenticato: l’amore. In particolare, l’amore per una collega scienziata, Anastasia.
Di fronte all’impossibilità di trovare altri casi come il suo, decide di intraprendere un viaggio nel tempo. Un viaggio nel passato, “dove non c’è campo”, lontano dalla tecnologia che appiattisce le relazioni nella sua epoca.
Vedrà diversi esempi di amore, dalla preistoria fino a un tempo vicino al nostro presente, nel quale rimane folgorato dalla visione di due innamorati. Per comprendere quale sia il rimedio al suo problema decide di rapirli e studiarli in laboratorio.
Ciò che segue è un esperimento in cui la scienza non riesce a imbrigliare l’amore; eppure, qualcosa in Ops cambia. Laddove la scienza fallisce, Ops entra in contatto con la sua umanità; la sua solitudine viene messa a nudo, così come l’incapacità di colmarla.
Osserva la vita dei due innamorati scorrere, non all’interno del laboratorio, ma nella piena autenticità del loro presente. Questo lo spinge a prendere una decisione importante. Non trovare una cura per la sua “malattia”, ma accoglierla: “Anastasia, guardami dove non c’è campo
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